Testi e musiche: Piera Cori e Stefano Mainetti
Arrangiamenti: Stefano Mainetti
Editore: Audiovisivi San Paolo S.r.l. - 1999
«Dio è stato il mio Pastore
dal primo giorno di vita fino ad oggi»
(Genesi 48,15)

Raccontare una esperienza d’amore non è semplice, non tanto perché non si trovano parole, ma perché il più delle volte, le parole hanno il potere di confondere più che di chiarire, di fraintendere più che di spiegare.
Sento però la necessità di raccontare… non tanto di me, ma di Lui, di JHWH, del Dio potente, della sua tenerezza, della sua passione, della sua misericordia, del suo perdono, della sua fedeltà, del suo amore:
Il Signore è il mio Pastore
Già nelle prime parole del salmo 23 troviamo racchiuso il “sogno” di ogni vita.
“Il Signore è il mio Pastore”.
Il pastore non è una semplice guida, è un vero compagno di viaggio per cui le ore del suo gregge sono le sue stesse ore, stessi i rischi, stessa la fame, la sete, la fatica.
Il sole batte ugualmente implacabile su lui e sul suo gregge.
Nel viaggio che ciascuno di noi è chiamato a intraprendere con il dono della vita, non siamo soli. Questa certezza offre, al cammino faticoso, forza e fascino.
Il futuro non aspetta dietro l’angolo già pronto e costituito, ma è costruito passo dopo passo insieme a Dio Pastore che guida, sostiene, accompagna, protegge, combatte contro i predatori e li vince.
Cosa può temere chi ha come pastore JHWH?. Il salmista risponde: “non manco di nulla”.
Anche la valle oscura non fa più paura, perché pur dovendola attraversare, pur immergendosi in quella oscurità che colora di notte anche la vita, possiamo dire: “non temo alcun male, perché Tu sei con me, il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”.
Sì, JHWH è proprio lì, nella valle oscura, quando noi l’attraversiamo e non ci abbandona.
Davide, quando scrive questo salmo vive proprio l’esperienza della valle oscura. È in fuga da Saul che vuole ucciderlo.
Come ultima risorsa si rifugia nella foresta di Cheret (1 Samuele, 22,5): una foresta nuda e desolata, chiamata così perché secca come la terracotta.
Ma Dio non abbandona Davide, così, racconta un Midrash, JHWH impregna questa foresta arida di una umidità che aveva il profumo del mondo futuro, rendendo commestibili e succulenti persino l’erba e le foglie della foresta.
Così Davide comprende che Dio è il suo Pastore e nulla gli potrà mancare, come nulla è mancato al popolo di Israele nei quarant’anni trascorsi nel deserto.
Forse l’unico vero rischio che una “pecorella” può correre è quello della “distrazione”, quello di lasciarsi attirare da altre cose, da altre voci che non sono la “Voce del Pastore”.
Non ascoltare, non “vedere” più la “Voce”vuol dire smarrirsi, perdersi, disperdersi.
Ma il Dio Pastore «…lascia le novantanove pecore nel deserto e va dietro a quella perduta finchè non la ritrova. Ritrovatala se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta”». (Luca 15, 4-6). (
Piera Cori)
«Una voce! Il mio Diletto» (Cantico dei Cantici, 2,8)
Suor Piera Cori: una voce per il Diletto.
Immersa nella Parola, suor Piera Cori ascolta la musica di Dio e presta la sua voce perché Dio, attraverso i suoi canti, le sue musiche, la sua armonia, tocchi il cuore delle persone.
Il Signore è il mio Pastore.
Un annuncio d’amore che incontra, attraverso le musiche e gli strumenti, epoche diverse e luoghi molteplici.
Quasi ad abbracciare il tempo e lo spazio.
Quota 80 canzoni.
Sono i miracoli di Dio che hanno accompagnato la carriera artistico musicale di questa entusiasta suora pastorella. Che però non vuole sentire parlare di carriera, ma di servizio alla Parola, alle persone, alla musica.
Adonai Ro’ì. Il Signore è il mio Pastore.
Suor Piera Cori canta la grazia di questa vicinanza di Dio, la speranza del futuro di gloria riservato a chiunque voglia accettare le cure premurose di Dio» (
Walter Lobina)