Per raccontare la sorgente de “La nostra gioia ”.
«Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino» (Sal. 34).
Mi viene in mente la strofa di questo bellissimo salmo ogni volta che incontro il dolore o lo vedo stampato sul volto e nel cuore delle persone che amo.
Sono, queste parole, una sfida al male del mondo, al grido dei poveri, al pianto dei bambini, al silenzio della terra per le stragi senza fine che si ripetono come ritornello quasi scontato.
Dire bene di Dio nella gioia è facile, ma qui l’invito che ci viene fatto, è di benedire Dio “in ogni tempo”. Il libro del Qoelet stabilisce una lista di 28 diversi tipi di tempo: alcuni gioiosi, altri nefasti:

“C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace” (3,2-8).
Davide canta di benedire JHWH in tutte queste occasioni, perché sente chiaramente che Dio dirige il mondo in ogni tempo per il bene migliore dei giusti.
Dove trovare la forza per benedire JHWH davanti al male?
Piuttosto ci si ribella, viene da gridare: “dove sei?”, o: “fino a quando, Signore, tu continuerai a dimenticarmi?” (Sal. 13).
La benedizione che qui viene richiesta, da delle caratteristiche ben precise dettate da alcuni verbi: “celebrate”, “esaltiamo”, che danno il colore alla benedizione stessa: il colore della gioia.
Gioia che nasce da un cuore che ha visto e gustato la bontà del Signore: “Gustate e vedere quanto è buono il Signore…”
Benedire il Signore in ogni tempo è possibile anche nel dolore quando in esso riconosciamo la presenza misteriosa di JHWH, il Dio Pastore che cammina, fa la strada, indica i luoghi belli e sicuri, e nella valle oscura “rimane con noi”.
Possiamo dire che il dolore, come il roveto ardente del Sinai, brucia, fa male, ma non consuma, non annienta. Anzi, quel dolore-roveto, chiama.
Misteriosamente chiama a crescere, a liberare, a camminare in novità. Chiede di essere testimoni di Dio in questa storia.
Ecco il senso di questo nuovo lavoro.
Esso scaturisce ancora una volta dal desiderio di celebrare, esaltare la bontà del Signore, proprio in “ogni tempo”, perché Lui è davvero buono e grande nell’amore. (
Piera Cori)