25 Luglio 2010 – 17 domenica del Tempo Ordinario anno C
| Omelie |
"Ti Vedo!"
Dello spettacolare film Avatar, mi ha colpito il fatto che i Na’vi, i pacifici abitanti del pianeta Pandora, quando entrano in relazione con l’altro esprimono questa incontro, dicendo: TI VEDO!Ho pensato questo, proprio riflettendo sulla Parola che questa domenica ci viene offerta nella liturgia attraverso il tema della preghiera.
Pregare è vedere, è avere uno sguardo capace di andare oltre le apparenze è entrare in un dialogo intimo con l’altro da essere così liberi di superare le barriere che il diverso, altro da me, pone.
Così Abramo, l’amico di Dio, nella prima lettura ci mostra come e quanto nella bellezza del “ti vedo” si possa osare, perché fonte della preghiera è l’amore, è la gioia dello stare con l’altro, del parlare fatto di sguardi e di silenzi, di gesti e di sorrisi, senza chiudere il cuore alla realtà che ci circonda.
Osa, Abramo e osa, perché la preghiera, come l’amore, è convincimento soave, è resa gioiosa all’altro.
E Dio si arrende, perché anche il Dio di Abramo, che poi Gesù ci rivela pienamente, è amante esperto, affascinante e arrendevole.
È Lui, in effetti che CI VEDE e che “inchioda sulla croce il documento scritto contro di noi”, per liberarci da quanto ci costringe e ci avvilisce.
Un Dio amante che ha un nome che si fa vedere, un nome che si mostra, che si fa conoscere, perché dalle sue creature sia santificato, cioè accolto e vissuto, mostrato nel bello e nel bene che come figli degni dello stesso Padre siamo chiamati a realizzare.
L’uomo orante è colui che chiede il dono dello Spirito perché il Padre sa già quello di cui abbiamo bisogno. Il dono dello Spirito invece è scelta, perché è il dono che domanda chi vuole essere costruttore del Regno
Ecco la preghiera, che non è solo uno stare seduti ai piedi del maestro, come Maria, ma è anche un rivestirci della preghiera stessa, perché questo “abito” diventi “abitudine” cioè azione, impegno, sguardo nuovo, sforzo e scelte di bene non solo per coloro che ci appartengono, amici e vicini, anche se inopportuni, ma anche per gli altri, gli stranieri, che magari si mostrano “strani e peccatori”, come il popolo di Sodoma e Gomorra, ma proprio perché guardati con lo stesso sguardo del Padre, diventano più che vicini, diventano necessariamente fratelli.
Piera Cori


