Dorothy Stang
| Testimoni |
Sono trascorsi cinque anni da quando la missionaria Dorothy Stang, di 73 anni, è stata uccisa con tre colpi di pistola in uno dei tanti conflitti che in Brasile vedono contrapposti ricchi proprietari terrieri e piccoli contadini.
Quel 12 febbraio del 2005 sr. Dorothy era andata in un accampamento di contadini senza terra, a circa 50 km dalla città di Anapu, nello stato amazzonico del Pará, per prestare solidarietà a quelle famiglie che stavano ricevendo minacce di morte dai proprietari terrieri del posto.
Lei stessa era stata oggetto di ripetute minacce ma, anche quella sera come sempre, dormì in una capanna dell’accampamento.
Il mattino seguente, ripreso il viaggio di ritorno con il suo zainetto nel quale custodiva una piccola bibbia, da cui prendeva alimento e luce per essere tra la gente segno di speranza e di un Dio amore che ascolta il grido dei poveri, fu presto affiancata da due noti pistoleri che, estratte le armi, spararono su di lei 5 colpi per poi fuggire lasciando il suo corpo sulla nuda terra sotto la pioggia.
Un’avvocata brasiliana ha detto di lei: “Non è ammissibile che qualcuno abbia avuto il sangue freddo di assassinare sr. Dorothy, non solo per i suoi meriti, per il lodevole lavoro che ha realizzato, ma soprattutto per la dolcezza che trasmetteva a tutti coloro con i quali trattava. È impressionante come, dopo aver lottato tanto, dopo aver conosciuto tanta durezza, tante crudeltà, ancora sapesse conservare sempre tanta amabilità”.
Nel 1966 venne inviata come missionaria a Coroatá, città rurale dello stato del Maranhão, nel Nordest brasiliano. Lì si scontrò subito con la dura realtà vissuta dai contadini, espropriati ed espulsi dalle loro terre dai ricchi possidenti della regione. Sr. Doroty, con i sacerdoti della parrocchia, fin da subito non esitò a difendere con coraggio le tante famiglie impoverite ed abbandonate a se stesse.
In quegli anni, l’apertura della Transamazzonica con la promessa di concessioni di terra da parte del governo federale, attraeva miglia di famiglie da tutto il nordest. Sr. Dorothy, col suo spirito di pioniera, nel 1974 decise di seguire le tante famiglie di Coroatá che migravano verso quella regione del Pará. Lavorò in diversi luoghi, sempre con i più poveri, finché si stabili nello Xingu.
Si presentò al vescovo, mons. Erwin Kräutler, che così racconta il loro primo incontro: “Mi ha chiesto di lavorare nello Xingu. È stato nel 1982, ricordo come fosse ieri. Ha detto che voleva lavorare in mezzo ai poveri, fra i poveri più poveri. Al momento non le ho creduto molto, perché è molto difficile, soprattutto per una donna, resistere in una situazione di miseria così. Ma lei non passava in mezzo ai poveri, viveva con i poveri. Ce l’ha fatta e ha dato un esempio di dedizione, di generosità e di abnegazione molto raro oggi”.
Sr. Dorothy visse i primi due anni in una capanna come quelle della gente, della quale conobbe e studiò in profondità i problemi. Non si mise a fianco dei poveri con atteggiamenti assistenzialisti, cercò di andare alla radice di quella realtà, scoprendo le cause di tanta povertà e sofferenza: il latifondo, le ditte esportatrici di legname, l’agricoltura intensiva e industriale. Anche lì, grossi gruppi economici e di latifondisti, sotto il pretesto della produttività, si impossessavano delle terre dello Stato, invadevano i territori indigeni e si appropriavano illegalmente delle terre dei piccoli contadini.
Questa occupazione illegale e disordinata delle terre ha prodotto la sistematica devastazione della foresta e il progressivo inquinamento delle acque dei numerosi fiumi della regione. Un disastro ambientale. Tutto questo con l’esplicita complicità del potere politico regionale e di quello giudiziario che spesso hanno usato le forze di polizia, affiancate da numerosi pistoleri, come milizia privata al soldo degli interessi di grossi gruppi economici. Sono centinaia i contadini, sindacalisti, leader comunitari, avvocati e religiosi assassinati in quella regione lungo gli anni.
In questo contesto viveva e lavorava sr. Dorothy. Il suo amore per i poveri, ai quali mostrava tutto il suo affetto e la sua dedizione, l’hanno portata a “mettersi decisamente dalla parte degli emarginati, degli esclusi da un sistema capitalista selvaggio che devasta la nostra regione”, così commenta mons. Erwin Kräutler.
Pochi mesi prima della sua morte, il consiglio municipale di Anapu aveva approvato una mozione in cui sr. Dorothy veniva dichiarata “persona non grata” e la polizia l’aveva accusata di formazione di banda criminale e di omicidio. Allucinanti calunnie rivolte a chi non tollerava armi di ogni tipo.
Sr. Dorothy non si è fermata davanti alle minacce. Diceva: “Nessuno butterà via una pallottola contro una vecchia come me. Io non corro pericolo di vita, ma i contadini sì e loro hanno una famiglia da sostenere”.
In un’altra occasione dichiarò: “Preferisco parlare di vita, non di morte. Credo in Dio e che Lui sta con me. La gente sogna una vita migliore, non ho tempo per pensare a qualcosa di negativo. Ma se loro mi uccideranno, vorrei essere seppellita in Anapu, vicino a questa gente umile. Per me niente sostituisce la gioia di veder felice questo popolo”.
L'angelo della foresta
Quel 12 febbraio del 2005 sr. Dorothy era andata in un accampamento di contadini senza terra, a circa 50 km dalla città di Anapu, nello stato amazzonico del Pará, per prestare solidarietà a quelle famiglie che stavano ricevendo minacce di morte dai proprietari terrieri del posto.Lei stessa era stata oggetto di ripetute minacce ma, anche quella sera come sempre, dormì in una capanna dell’accampamento.
Il mattino seguente, ripreso il viaggio di ritorno con il suo zainetto nel quale custodiva una piccola bibbia, da cui prendeva alimento e luce per essere tra la gente segno di speranza e di un Dio amore che ascolta il grido dei poveri, fu presto affiancata da due noti pistoleri che, estratte le armi, spararono su di lei 5 colpi per poi fuggire lasciando il suo corpo sulla nuda terra sotto la pioggia.
Un’avvocata brasiliana ha detto di lei: “Non è ammissibile che qualcuno abbia avuto il sangue freddo di assassinare sr. Dorothy, non solo per i suoi meriti, per il lodevole lavoro che ha realizzato, ma soprattutto per la dolcezza che trasmetteva a tutti coloro con i quali trattava. È impressionante come, dopo aver lottato tanto, dopo aver conosciuto tanta durezza, tante crudeltà, ancora sapesse conservare sempre tanta amabilità”.
Pioniera
Dorothy Stang era americana, nata nel 1931 a Dayton, nell'Ohio. Entrata nella congregazione delle Suore di Notre Dame de Namur, dopo la professione religiosa si era dedicata per quindici anni all’insegnamento nelle scuole della sua congregazione.Nel 1966 venne inviata come missionaria a Coroatá, città rurale dello stato del Maranhão, nel Nordest brasiliano. Lì si scontrò subito con la dura realtà vissuta dai contadini, espropriati ed espulsi dalle loro terre dai ricchi possidenti della regione. Sr. Doroty, con i sacerdoti della parrocchia, fin da subito non esitò a difendere con coraggio le tante famiglie impoverite ed abbandonate a se stesse.
In quegli anni, l’apertura della Transamazzonica con la promessa di concessioni di terra da parte del governo federale, attraeva miglia di famiglie da tutto il nordest. Sr. Dorothy, col suo spirito di pioniera, nel 1974 decise di seguire le tante famiglie di Coroatá che migravano verso quella regione del Pará. Lavorò in diversi luoghi, sempre con i più poveri, finché si stabili nello Xingu.
Si presentò al vescovo, mons. Erwin Kräutler, che così racconta il loro primo incontro: “Mi ha chiesto di lavorare nello Xingu. È stato nel 1982, ricordo come fosse ieri. Ha detto che voleva lavorare in mezzo ai poveri, fra i poveri più poveri. Al momento non le ho creduto molto, perché è molto difficile, soprattutto per una donna, resistere in una situazione di miseria così. Ma lei non passava in mezzo ai poveri, viveva con i poveri. Ce l’ha fatta e ha dato un esempio di dedizione, di generosità e di abnegazione molto raro oggi”.
Sr. Dorothy visse i primi due anni in una capanna come quelle della gente, della quale conobbe e studiò in profondità i problemi. Non si mise a fianco dei poveri con atteggiamenti assistenzialisti, cercò di andare alla radice di quella realtà, scoprendo le cause di tanta povertà e sofferenza: il latifondo, le ditte esportatrici di legname, l’agricoltura intensiva e industriale. Anche lì, grossi gruppi economici e di latifondisti, sotto il pretesto della produttività, si impossessavano delle terre dello Stato, invadevano i territori indigeni e si appropriavano illegalmente delle terre dei piccoli contadini.
Questa occupazione illegale e disordinata delle terre ha prodotto la sistematica devastazione della foresta e il progressivo inquinamento delle acque dei numerosi fiumi della regione. Un disastro ambientale. Tutto questo con l’esplicita complicità del potere politico regionale e di quello giudiziario che spesso hanno usato le forze di polizia, affiancate da numerosi pistoleri, come milizia privata al soldo degli interessi di grossi gruppi economici. Sono centinaia i contadini, sindacalisti, leader comunitari, avvocati e religiosi assassinati in quella regione lungo gli anni.
Vittima per amore
Vale la pena ascoltare la descrizione che in una sua lettera sr. Dorothy fa della situazione dei contadini del Pará: “L’avidità degli invasori di terre, dei padroni delle segherie che tagliano illegalmente gli alberi e degli allevatori di bestiame che bruciano la foresta, impoverisce la già bassa fertilità di questa terra, causa erosione e aumento della temperatura e diminuzione delle piogge. Quando i coloni tentano di difendere le loro proprietà, sono accusati di violenza”.In questo contesto viveva e lavorava sr. Dorothy. Il suo amore per i poveri, ai quali mostrava tutto il suo affetto e la sua dedizione, l’hanno portata a “mettersi decisamente dalla parte degli emarginati, degli esclusi da un sistema capitalista selvaggio che devasta la nostra regione”, così commenta mons. Erwin Kräutler.
Pochi mesi prima della sua morte, il consiglio municipale di Anapu aveva approvato una mozione in cui sr. Dorothy veniva dichiarata “persona non grata” e la polizia l’aveva accusata di formazione di banda criminale e di omicidio. Allucinanti calunnie rivolte a chi non tollerava armi di ogni tipo.
Sr. Dorothy non si è fermata davanti alle minacce. Diceva: “Nessuno butterà via una pallottola contro una vecchia come me. Io non corro pericolo di vita, ma i contadini sì e loro hanno una famiglia da sostenere”.
In un’altra occasione dichiarò: “Preferisco parlare di vita, non di morte. Credo in Dio e che Lui sta con me. La gente sogna una vita migliore, non ho tempo per pensare a qualcosa di negativo. Ma se loro mi uccideranno, vorrei essere seppellita in Anapu, vicino a questa gente umile. Per me niente sostituisce la gioia di veder felice questo popolo”.


